Assolutamente no, mai. Semmai è il contrario.
È possibile che il paziente durante la chemioterapia abbia le difese immunitarie temporaneamente indebolite e la vicinanza di chi ha contratto influenza, raffreddori o bronchiti (condizione frequente soprattutto per chi ha bambini in casa) lo esponga a rischi di complicanze in caso possa contrarre le stesse infezioni.
Ma mai il contrario. Nè l’aver fatto chemioterapia rende il paziente pericoloso sotto altri aspetti per chi gli sta vicino. Non emana tossici dalla pelle, col sudore o col respiro. Il fatto di avere un tumore non costituisce un rischio per i familiari od amici con cui ha contatti, non importa quanto intimi. Il cancro non è infettivo.
Vale la stessa rassicurazione per la radioterapia esterna e per gli esami radiologici. Il paziente può benissimo prendere in braccio e baciare i bambini ed avere rapporti intimi con i propri cari senza alcuna limitazione dopo aver fatto test radiologici o radioterapia esterna.
Come sempre ci sono eccezioni. Queste sono costituite da alcuni esami di medicina nucleare ed alcune terapie con radioisotopi. Per esempio, la scintigrafia e soprattutto la terapia con radioiodio per il tumore della tiroide costituiscono condizioni per cui, a seconda della dose somministrata (pochissima per la scintigrafia tiroidea, molta per il trattamento), il paziente emana radiazioni per alcune ore od alcuni giorni, per cui deve rimanere in isolamento. Ma in queste circostanze il paziente è ampiamente avvertito o addirittura ricoverato in strutture adatte.
Una parola sulla PET, che è eseguita sempre più frequentemente in oncologia. È una scintigrafia, quindi in teoria il paziente per un certo tempo emette radiazioni. Tuttavia:
- la radiazione è in grado di diffondersi solo a pochi centimetri di distanza dal corpo
- il tempo di decadimento è rapidissimo
per cui il paziente non è più “radioattivo” nel tempo in cui completa l’esame.