Le tecniche di informazione impiegate dai medici

L’informazione si compone di tre aspetti:

1) di che cosa si trattala DIAGNOSI
2) quanto è gravela PROGNOSI
3) che cosa si può farela TERAPIA

La completezza della risposta del medico alla prima, seconda o terza domanda dipende da cosa sa e cosa chiede malato.

Delle tre domande, la più difficile da affrontare è la seconda.

Infatti, spiegare esattamente di che cosa si tratta (prima domanda), può non essere così difficile e traumatico. Descrivere che cosa si deve fare (terza domanda) non è difficile. Anzi, rappresenta la “fase costruttiva” dell’intero discorso, la nascita di nuove speranze ed obiettivi per il malato. A loro volta queste informazioni generano altre domande (la cura provoca dei disturbi?, come la devo fare, quando, dove?) che per molti malati diventano prioritarie rispetto al cuore del problema che rimane il punto 2: “quanto è grave”.

La risposta alla seconda domanda è oggettivamente veramente difficile.

Il medico non parte in quarta con la preconcetta determinazione di dire tutto e subito al paziente. Se fa così sbaglia. L’informazione è un qualche cosa che riesce meglio per gradi.

Uno dei metodi che i medici migliori usano per “sintonizzarsi” sulla lunghezza d’onda del malato è lasciare a lui la parola. In genere questa è una sorpresa per i familiari: non si aspettano certo che il metodo per informare il loro congiunto sia quello di chiedergli “allora, che cosa Le hanno detto finora?…che idea s’è fatto Lei del problema?” o ancora più semplicemente “Qual’è il problema?”. Sono domande vaghe, ma importantissime e nella loro semplicità ed immediatezza lasciano ampio spazio al malato. In realtà esse non rappresentano il modo di informare il paziente, ma consentono al medico di capire il livello di conoscenza del problema e soprattutto la risposta rivela quanto il paziente vuole sapere sulla natura, la gravità del caso ed il da farsi.

È curioso che quasi sempre queste domande ritenute insostenibili e choccanti dai familiari appaiono invece perfettamente naturali al malato, tanto che se ne possono schematizzare le risposte più frequenti. In base ad esse, il medico “aggiusta il tiro” sul come e quanto informare completamente il paziente.

  1. “Sa, non mi ha detto niente nessuno, ma tutto questo mistero mi fa proprio pensare male…” è evidente che il malato ha bisogno di chiarezza. Vuole che le cose gli siano dette in maniera chiara, magari per gradi, ma di fronte ad un’eventuale mancanza di chiarezza vorrà spiegazioni sul perché di tanto mistero.
  2. “Non lo so proprio, sono qui apposta per saperlo da Lei e Lei deve dire tutto a me”. Il paziente sembra quasi “seccato” delle domande: è molto determinato a conoscere come stanno le cose. È quasi sarcastico proprio perché è disposto a tutto tranne che dover sostenere un nuovo incontro con l’ennesima persona che non gli dice tutto ciò che lui vuole sapere. In questo caso l’informazione completa è d’obbligo.
  3. “Mi hanno detto che ho un‘infiammazione ai polmoni e che devo fare delle cure, ma io sto bene. Non so perché mi abbiano mandato da lei…”. La situazione può essere chiarita con una successiva domanda “ma lei che idea si è fatto, cosa pensa?”. Il paziente si sentirà al centro dell’attenzione, come deve essere, e di solito scoprirà le sue carte, facendo intendere quanto sa già e quanto vuol sapere.
  4. Il paziente non risponde, si rivolge con aria stupita al familiare chiedendogli di spiegare quanto sa lui. È evidente che il malato non vuole sentire tanti discorsi; è una di quelle rare persone che preferiscono decisamente essere aiutate dal familiare non solo per gli aspetti logistici ma anche nelle decisioni e nei rapporti con i medici.

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