Come ha reagito l’oncologia al Covid

Alla luce del calo preoccupante osservato nelle procedure di screening , dei test diagnostici e delle terapie oncologiche durante la pandemia covid , vediamo come ha reagito l’oncologia per “limitare i danni”. Farò riferimento anche qui a linee guida internazionali che rappresentano raccomandazioni per mantenere gli interventi medici essenziali e ridurre quelli meno importanti. Quando si tratta di salute, e a maggior ragione di oncologia, la logica porta a ragionare in termini assoluti : se è utile lo faccio, o meglio devo farlo e non devo rinunciarvi , se non è utile non mi deve nemmeno essere proposto. Ci sono due grosse limitazioni a questo ragionamento logico. Primo , spesso in oncologia il beneficio è limitato ed il prezzo che si paga ( gli effetti collaterali dei trattamenti ) è molto alto. Per questo non è così facile identificare ciò che vale veramente la pena fare oppure no. Secondo le cure ed i test oncologici quasi sempre impiegano moltissime risorse e non ci si può sempre e comunque permettere tutto. Ecco quindi che in un ottica di sanità pubblica , in condizioni di forza maggiore come la presente non si può implementare un etica categorica ( tutto il meglio disponibile per ogni singolo paziente) , ma un etica utilitaristica ( il maggior bene possibile per il maggior numero di pazienti). E le raccomandazioni vanno in questo senso. Vediamole riassunte in questi 5 punti

Le diagnosi e gli interventi chirurgici hanno priorità. Trascurare la diagnosi ed arrivare tardi significa compromettere la possibilità di guarigione. Tuttavia esistono condizioni che non necessitano di interventi subito. Classico è il caso di molti tumori della prostata non aggressivi , soprattutto nel paziente anziano. Spesso è davvero nel massimo interesse del paziente rinviare l’intervento anche di anni.
Le terapie adiuvanti , cioè quelle fatte dopo l’intervento chirurgico hanno priorità. Infatti lo scopo di queste cure è quello di aumentare le possibilità di guarigione offerte dall’intervento. Tuttavia quando le terapie adiuvanti danno benefici molto limitati 1-2%, ha poco senso esporre i pazienti a ripetuti accessi in ospedale ed ai rischi degli effetti collaterali per così poco.
Gli screening devono continuare perché è attraverso di essi che si ottengono le diagnosi precoci che consentono le percentuali più alte di guarigione. Ricordo che per screening si intendono solo 3 cose : mammografia…pap test …e colonscopia. Punto . Non esistono test di screening efficaci per …
Le visite di follow up dopo gli interventi chirurgici dovrebbero essere ridotte al minimo essenziale e nei periodi particolarmente difficili cancellate completamente. Questo è un argomento molto complesso e sarà oggetto del prossimo video.
Per ultimo , quando la malattia è in fase avanzata e la guarigione non è più possibile , ogni tanto le cure vanno interrotte per consentire all’organismo di riprendersi. Si raccomandano quindi programmi cosiddetti on off dall’inizio , cioè di terapie intermittenti che mantengono gran parte dell’efficacia delle terapie continue.
Tutte queste raccomandazioni hanno un comun denominatore : il solito calcolo “costo beneficio” cui è chiamato il medico nelle scelte cliniche . Ed in era di COVID , l’aumento delle chances di infezione legate agli inevitabili contatti in ospedale e negli ambulatori pesa , e deve sempre essere considerato.

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